|
Tassa
per il rinnovo del permesso di soggiorno:
una
proposta demagogica e pericolosa
Quella
di introdurre una tassa supplementare per il rinnovo del permesso di
soggiorno è una proposta demagogica che andrebbe a creare gravi forme di
discriminazione. Elevare tale tassa significa aggiungere alle normali
imposte pagate da ogni cittadino - anche migrante - delle tasse ad hoc per i
“cittadini speciali” complicando la situazione di coloro i quali già si
trovano in situazioni precarie.
La Lega
parla di non tollerare atteggiamenti “di favore” rispetto ai cittadini
italiani, ma se si pensa alle spese che il migrante deve già sostenere per
il rinnovo, l’aggiornamento e/o il rilascio del permesso di soggiorno,
tali affermazioni non si possono comprendere.
Ma
al di là di considerazioni giuridiche o normative, a noi interessa rilevare
che l’adozione di un simile provvedimento è pericolosa da un punto di
vista culturale, dal momento che si tratta dell’ulteriore tassello che si
aggiungerebbe a un disegno complessivo: parliamo del tentativo di far
passare il messaggio per cui i migranti sono sì soggetti portatori di
diritti, ma di diritti circoscritti e compressi rispetto alla sfera dei
diritti dei cittadini italiani. Assistiamo ad una serie di misure
legislative e di azioni politiche che fanno leva su “emozioni negative”
quali la paura, la rabbia o la considerazione che chiunque sia autorizzato,
per il più futile dei motivi, a farsi giustizia da sé.
Così
facendo si alimenta "la sindrome del nemico" fornendo un facile
capro espiatorio nel “problema del diverso”, del cittadino più debole,
per sopperire all'incapacità di proporre soluzioni al disagio,
all'emarginazione, alla povertà in cui stanno scivolando anche tante
famiglie italiane.
In
questo contesto si inserisce, per esempio, la norma che introduce il reato
di “immigrazione clandestina”: un provvedimento aberrante che fa sì che
venga perseguito penalmente non un comportamento o una condotta, ma uno
status. Si viene sanzionati non per ciò che si fa, ma per quello che si è.
Come
Arci, siamo sempre stati convinti che le barriere e gli steccati non
servano, e che anzi vadano abbattuti per poter creare le premesse di una
serena e matura convivenza civile. Una convivenza basata sul rispetto e sul
riconoscimento reciproco. Ecco perché anche a Bari e in Puglia daremo il
nostro contributo per costruire, con tutti coloro che saranno disponibili a
intraprendere con noi questo percorso, un movimento di opinione che si
opponga a questi provvedimenti e al clima culturale che li ispira:
provvedimenti che, colpendo chi è più debole, minano i presupposti stessi
della nostra democrazia.
Alessandro Cobianchi, presidente Arci
Bari
Daniela Frascà, responsabile
immigrazione e asilo Arci Bari
|