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SPECIALE 17 OTTOBRE 

Una speranza contro il razzismo

di ALESSANDRO COBIANCHI, Presidente regionale Arci Puglia

da La Gazzetta del Mezzogiorno - 19/10/2009

Nella vita delle persone, come in quella delle comunità, quando tutto sembra oscuro e perduto accadono avvenimenti che - quasi inaspettati – inducono ad essere più ottimisti.
E’ ciò che è accaduto, a mio modo di vedere, con la manifestazione antirazzista di sabato. Il primo segnale positivo è che in tempi disincantati come questi, una partecipazione popolare tanto larga è un lusso. Negli ultimi anni infatti, i “movimenti” sembravano quasi essersi ritratti, ritirati su aventini sconosciuti e misteriosi (pagando forse ancora gli effetti di Genova 2001: ferite fisiche e, sopratutto, psicologiche, difficili da curare).
Il secondo segnale positivo è che la mobilitazione sia avvenuta su un tema come l’immigrazione, tema “urticante” anche per l’attuale centrosinistra. Anni e anni di messaggi sbagliati e controversi su una delle questioni più determinanti nelle vittorie elettorali, hanno prodotto nella stessa pancia progressista un vuoto di valori, come quel languore che si sente in certe giornate frettolose, ed allo stomaco che reclama cibo si risponde solo con un caffé.
Con un problema in più: mentre la pancia riformista si abituava al lungo digiuno, divenendo indifferente (se non cinica) al destino delle politiche migratorie in Italia, quella più conservatrice si faceva dura, riempiendosi d’odio. Si scrive, sui giornali più attenti, di un’Italia in cui la cattiveria si alimenta ogni giorno, e per questo basterebbe osservare ciò che accade sui pullman, nei supermercati o ai semafori, insomma in ogni luogo dove trovare ogni pretesto per un bel litigio.
C’è purtroppo qualcosa di più, i “benpensanti con l’elmetto” hanno trovato un capro espiatorio sottomano e a buon prezzo: la povertà, la crisi economica, la violenza e la sporcizia nelle città? Ma è semplice! Arriva dalla Nigeria, dall’Etiopia, dall’Albania, dal Marocco. I telegiornali al servizio delle politiche governative contribuiscono ad alimentare la legione di quelli che escono ogni mattina in strada come se fossero a Sarajevo durante la guerra, impauriti e rancorosi verso il cecchino situato sul terrazzo, il nostro nemico quotidiano.
Le politiche securitarie tuttavia non fanno altro che “sf amare” la cattiveria in cui siamo ricaduti e che la storia ci dovrebbe insegnare a rimuovere immediatamente.
L’elenco dei tanti centri creati per i migranti e richiedenti asilo (Cpt, Cie, Cara, ecc) è lì a ricordarci quanto sia disumano rinchiudere, confinare, segregare gli esseri umani.
La manifestazione romana – un bel segnale viene anche dalla Puglia con i tanti pullman partiti – ci induce invece a trarre qualche valutazione positiva, anche a livello locale.
C’è un popolo – non solo migrante - che ha voluto ricordarci dell’esistenza di un’altra via, perché quella attuale è insostenibile. Per dirla con Brecht “alla brutalità va contrapposto il bene”, alla barbarie verso cui siamo irrimediabilmente diretti vanno contrapposte la dignità, la tutela dei diritti, la giustizia sociale.
I 300.000 di Roma (le migliaia dalla Puglia ed i 6 pullman da Bari e Provincia), rappresentano un tentativo, seppure di minoranza, di forzare “lo spirito del tempo”, la volontà di riattivare un percorso che metta al centro la persona, nessuno escluso.
Se questo “sentire” si riuscisse a trasmetterlo ai tanti italiani emarginati e disagiati sarebbe un modo virtuoso per costruire un Paese migliore.

 

Le foto della manifestazione

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