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Raccontare
Gaza. Seminario sul reportage di guerra
La Storia raccontata dal “quarto potere”. Dibattito sull’uso dei media nelle situazioni di conflitto, dalla Guerra del Golfo ai giorni del Piombo fuso su Gaza.
Mercoledì 13 MAGGIO ore 16.00 Aula IV (3° p) Palazzo Ateneo Università degli Studi di Bari
Saluti:
Prof. Cosimo Laneve, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione
Livia Cantore, Direzione Arci Puglia
Intervengono:
Carlo Bollino, corrispondente ANSA da Gerusalemme, Direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno
Manolo Luppichini, documentarista indipendente, autore del reportage su Gaza di PresaDiretta - Riccardo Iacona
Vittorio Arrigoni, giornalista e autore del libro “Gaza. Restiamo umani”, ed. Il Manifesto
Francesco De Leo, presidente della Fondazione “Il Vicino Oriente”, giornalista di Radio Radicale, Riformista e Il Foglio
Marzia
Benicchi, Resp. Internazionali Arci Puglia
Commenti
alle relazioni a cura di:
prof.
Vito Gallotta, docente di Storia del Giornalismo - Università degli Studi
di Bari
Arci
- Comitato Regionale Puglia
Università
degli Studi di Bari
Obiettivo del seminario è l’analisi dell’uso dei mezzi di comunicazione di massa nei giorni dell’attacco militare israeliano a Gaza, meglio noto con il nome “Operazione Piombo Fuso”. Lungi dall’idea di un dibattito meramente ancorato alle opinioni, il seminario si presenta come un momento di riflessione e dibattito sull’uso tecnico dei media, analizzando i fatti a prospettiva invertita, nel tentativo di comprendere quanto la percezione degli stessi da parte dei fruitori dei media possa essere plasmata dall’ informazione che ricevono e dal modo in cui ne vengono a conoscenza. Attraverso l’analisi delle corrispondenze di guerra canalizzate dai 4 principali media (carta stampata, televisione, radio, web/giornalismo indipendente), si guarderà ai fatti di Gaza come case-study utile a far emergere quelli che sono punti di forza e di debolezza di un mestiere che, ancora oggi, resta difficile, ma ancor più lo è in casi così complessi come il conflitto
israelo-palestinese.
Il rischio che il reportage di guerra corre è quello di trasformarsi da strumento di conoscenza a palcoscenico per la spettacolarizzazione del fatto storico, verso il modello della guerra-spettacolo che la Guerra del Golfo ci ha insegnato.
Oggi, molto più che in passato, l'informazione è diventata l'arma più importante di una guerra, perché il consenso dell'opinione pubblica è ormai lo strumento essenziale in qualsiasi operazione bellica. Winston Churchill diceva che in tempo di guerra la verità è così preziosa che bisogna sempre proteggerla con una cortina di bugie. Sempre più lontano dalle cronache di William Russell.
Un nuovo panorama si era palesato con le nuove tecnologie, che piuttosto che aggiungersi alla testimonianza diretta del giornalista, sono andate sostituendola, creando l'illusione di una documentazione oggettiva e inattaccabile.
Sulla base di queste considerazioni il seminario intende aprire un momento di riflessione creando una liaison tra chi ha il difficile compito di raccontare, il reporter di guerra, e chi del giornalismo ha fatto la sua passione accademica, gli studenti di Scienze della Comunicazione.
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