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Le
associazioni impegnate nello Sprar sulla scelta di richiedere l'ingresso e
operare nel Cara
La
città di Bari è da 10 anni territorio di transito ed accoglienza per i
richiedenti asilo ed i rifugiati, anche come logica conseguenza della
presenza del centro di prima accoglienza situato all’interno
dell’Aeroporto militare di Bari – Palese.
Il
rapporto delle associazioni e delle istituzioni locali con questo centro non
è mai stato semplice; le associazioni di tutela dei diritti dei migranti e
dei richiedenti asilo ne hanno chiesto ripetutamente
la chiusura per la situazione di indeterminatezza giuridica in cui si
trovavano le persone trattenute, per le precarie condizioni di vita
all’interno e, in generale, per la contrarietà a tutte le forme di
detenzione dei migranti.
Ciò
non ha significato un’opposizione “di principio”, poiché gli stessi
soggetti si sono sempre impegnati nell’orientamento legale e sociale delle
persone trattenute e nella ricerca di soluzioni di seconda accoglienza. Il
motivo di questa scelta è la consapevolezza che la prima garanzia dei
diritti è la conoscenza degli stessi e delle forme concrete di esercizio.
Negli
ultimi mesi il centro di transito, in passato utilizzato solo nei periodi di
maggiore afflusso di migranti, è diventato un centro permanente per
richiedenti asilo (CARA); nonostante questa “stabilizzazione” della
struttura, come ogni estate, si crea l’allarme “emergenza”.
Senza
entrare nel merito della scelta di rendere stabile questa struttura,
nonostante la chiara opposizione del territorio, è opportuna una
riflessione in un momento in cui la questione immigrazione viene vista solo
ed esclusivamente nelle forme dell’allarme sociale e del problema di
ordine pubblico.
Bari
non è solo terra di emergenza; qui vivono stabilmente migranti e rifugiati,
persone che hanno titolo al soggiorno per motivi umanitari, inseriti nel
tessuto sociale cittadino, in costante rapporto con i baresi e le
istituzioni, senza alcun allarme “sicurezza”, anche se le forme di
partecipazione alla vita cittadina e di reale inserimento sociale sono
ancora poche e frammentarie.
In
questi mesi la presenza del CARA è passata sotto silenzio, come se il
centro non abbia ormai un rapporto stabile con la città di Bari. Il centro
c’è e non si può parlarne solo per un problema di numeri.
Le
associazioni che scrivono da anni sono impegnate, col Comune di Bari,
nell’accoglienza e nell’orientamento sociale e legale dei rifugiati e
delle persone con protezione umanitaria, attualmente all'interno dei
progetti del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR).
Nella città, quindi, esistono forme di accoglienza e sostegno
all’inserimento, che cercano, nella pratica, di superare una concezione
dell’accoglienza meramente assistenzialista ed emergenziale.
In
questa logica le associazioni intendono relazionarsi al centro di
accoglienza di Bari Palese, svolgendo lo stesso ruolo di orientamento del
passato, ma inserito nel percorso intrapreso fuori da questa struttura,
nella città.
In
questo momento, in Italia, i modelli esistenti di accoglienza per i
rifugiati e i richiedenti asilo differenti dai CARA sono i progetti SPRAR
inseriti nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati; sono,
cioè, gli unici progetti che, andando oltre la definizione di “seconda
accoglienza”, cercano di effettuare un percorso di inserimento per le
persone che arrivano in questo paese alla ricerca di protezione da
persecuzioni e conflitti, che si realizzi in forme di autonomia e di
sostegno alle nuove esperienze di vita, con risultati più o meno
apprezzabili ed apprezzati.
La
scelta di richiedere l'ingresso ed operare nel CARA, sebbene non prevista
attualmente nelle attività progettuali finanziate dallo SPRAR, vuole essere
anche un’assunzione di responsabilità, per noi e per l’ente locale; la
consapevolezza che gli interventi dello Stato sociale, che riguardano
diritti fondamentali delle persone, sono sempre più appannaggio del privato
sociale, non può che spingere in questo caso a mettere a disposizione le
attività progettuali presenti sul territorio per il sostegno dei soggetti
ospitati nel Centro.
Le
associazioni dello SPRAR di Bari Arci Comitato territoriale di Bari, Etnie
onlus e Gruppo Lavoro Rifugiati onlus
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